Il colore blu dell’indifferenza

Non ci crederete, ma c’è ancora chi ti dà dell’immaturo perché visualizzi e non rispondi ai messaggi che ti ha inviato. Non perché non rispondi e basta, attenzione, ma perché visualizzi e non rispondi. Il visualizzare, in altre parole, è diventato il vero e proprio centro nevralgico della vergogna che si sente su di sè quando l’interlocutore, visibilmente, ci ignora.

Ora. A trentatré anni suonati ho ignorato parecchia gente, e sono stata a mia volta, invisibilizzata da altrettanta, se non di più. Quante volte ho fissato il buco che ho nel soffitto da quando ci ho scagliato contro il cellulare perché non mi arrivava la risposta di quello svedese meraviglioso che ho conosciuto in una vacanza nei colli londinesi, lanciandomi immediatamente a riprenderlo per verificare che non fosse rotto quanto me, che continuavo a mandare messaggi senza ricevere risposta. E continuare a fissare quel buco quando qualcuno fa finta di essere sordocieco pur di non dar seguito ai miei messaggi è una strada senza uscita.

All’epoca dello svedese, comunque, non c’erano le spunte blu o la faccina su messanger che correva a posizionarsi accanto al mio messaggio finto disinvolto, ma mi sentivo invisibile ugualmente. Con l’arrivo della tecnologia proiettata al controllo di ogni singolo essere umano su questa Terra, determinata dal colore blu dell’indifferenza su whatsapp o, peggio, quella anche malcelata di chi le ha eliminate, non mi sento, per questo, meno triste all’idea che qualcuno possa ignorare un mio tentativo di contatto. So che è nell’ordine naturale delle cose. La maggior parte dei messaggi, tra l’altro, li invio solo per vedere che succede. Una specie di gioco con me stessa, lancio un boomerang e dopo controllo se ho ancora tutti i denti in bocca.

Due giorni fa, al lavoro, un tizio mi ha fatto scivolare sulla scrivania un biglietto in cui c’era scritto un piccolo messaggio: “mi dai il tuo Facebook? Sei uno spettacolo!!!!!!!”

Dapprincipio sono rimasta interdetta dall’uso di tutti quei punti esclamativi, che mi hanno innervosito non poco per l’immotivato e sgrammaticato entusiasmo che volevano esprimere. Non sapevo cosa fare, avrei dovuto raccogliere quel biglietto sudaticcio con la punta delle mie unghie perfettamente laccate e minacciare di portarlo al mio capo, è inaccettabile ricevere queste molestie sul posto di lavoro. Invece mi sono arresa, gli ho scritto il mio contatto e lui è andato via. Al momento ero anche sorpresa, quasi colpita. Poi, ho cominciato a pentirmi profondamente di avergli dato il mio contatto. Il fatto è che il tipo entusiasta aveva tentato un approccio così esuberante senza verbalizzare alcunché, e la cosa già mi puzzava. Il pentimento ha lasciato presto il posto allo sconforto, quando ho accettato la sua richiesta di amicizia e ho visto che sul profilo non aveva nemmeno una foto con degli amici o parenti, ma tutte foto di selfie una in fila all’altra, selfie in giacca e cravatta, selfie in t-shirt, selfie con capelli lunghi, selfie con capelli corti, selfie da macho, selfie da bravo ragazzo con sorriso innocente. A quel punto non ero più sconfortata, ero proprio sulla soglia della depressione più sconfinata.

Chiaramente, ho acconsentito ad un caffè insieme poche ore dopo.

L’appuntamento, se così si può chiamare, è stato degno dei migliori autori dei programmi d’amore della De Filippi. Domande del tipo: “ma tu chi sei veramente?”o “Pregio e difetto?” mi hanno spinto a rispondere al collega che mi ha chiamato per sbaglio urlando: “Devo rientrare al lavoro??? Corro!” mentre dall’altro lato già avevano attaccato.

Poche ore più tardi, l’entusiasta che avevo già rinominato buffone, consapevole del poco interesse che nutrivo per un eventuale secondo round di noia e fastidio, mi scrive un messaggio che nemmeno l’oroscopo di Paolo Fox, in cui diceva di avermi capito nel profondo e che gli piacevo veramente e non ero solo una botta e via, ma che comunque da quel punto di vista lui ci dà dentro di brutto. Cioè proprio così, ad una tipa conosciuta venti minuti prima. E conosciuta per altrettanti venti, volendo esagerare. Comunque il buffone che avevo già rinominato astrologo non ha ricevuto risposta, perchè mi annoiava anche solo l’idea di perdere del tempo per formulare la più grande mortificazione che avrebbe ricevuto nella vita. Ma lui invece di ringraziarmi, si è mortificato sul serio, e così mi ha scritto che sono immatura e dopo, in modo molto maturo, invece, mi ha cancellato da Facebook.

L’astrologo, che avevo a quel punto rinominato il rosicone, se l’è presa non perché io lo abbia ignorato, ma proprio perché ho visualizzato senza rispondere. Sí, perché considerare immaturo qualcuno che visualizza e non risponde e anche scriverglielo, poi, in risposta alla sua non-risposta, è proprio la nuova frontiera del rosicamento. Ma che senso ha? Come si fa a sentirsi più maltrattati del solito se, al contrario della persona che ci ignora, il suo telefono invece ci ha dato udienza? Il telefono, poraccio, è costretto a considerare le cose che ci vengono scritte, ma è un messaggero che non porta pena. Siamo noi che portiamo pena, e parecchia, a chi non conosce i codici che risiedono nei vari: “vabbè dai ci sentiamo” alle proposte di week end al mare, agli sguardi al cielo quando sentiamo che alle ultime elezioni hanno votato Berlusconi, alle sopracciglia fino all’attaccatura dei capelli quando sì, proprio così, alla domanda sul suo difetto ha proprio detto: “sono un gran perverso”. Non vi dico le risate che ho dovuto reprimere per non rovinare il mio piano di fuga da quell’incontro. Come ha fatto a non rendersi conto di nulla? Tanto da inviarmi un messaggio chilometrico e stucchevole, lunghissimo e senza nè capo nè coda (ma tantissimi segni di interpunzione a caso).

Forse dovremmo proprio riconsiderare, anche noi, i messaggi che inviamo verbalmente o per iscritto, farci due domande e cominciare noi stessi a visualizzarci per quello che siamo. Non è mai troppo tardi.

4 pensieri su “Il colore blu dell’indifferenza

  1. in alcuni c’è la convinzione che bastino due parole in croce su facebook o qualsiasi altro social per rimorchiare con facilità. Ma non è colpa della tecnologia, secondo me sarebbero poveri di risorse e attrattive anche nella realtà di un passato senza ausili di cellulari e pc…è la natura umana che è povera, sempre più povera di valori e di comprensione, perchè nessuno se la prenderebbe a male se non riceve una risposta; potrebbe invece provare a pensare che il messaggio non era poi così importante al destinatario e farsene una ragione.

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