È solo un escamotage

Se le cose non vanno bene, in una relazione, c’è chi scappa e c’è chi resta. Chi si ostina ad insistere, come a voler onorare un patto stretto chissà quando, di quelli che non ricordi bene ma deve essere stato di notte tarda dopo parecchi bicchieri. E poi c’è chi abbandona, invece, quel rapporto malsano e spremuto all’osso, ormai, di ciò che di buono poteva esprimere e non l’ha fatto. Perché basta, buoni sì ma fessi no, giusto?

E se chi se ne va ha il plauso della comunità intera di single seduti ad un tavolino qualsiasi del Bellini con spritz alla mano e occhiali da sole piccoli e stretti all’ultima moda appoggiati accanto al pacchetto di Camel, chi invece sabota una relazione positiva e potenzialmente straordinaria non merita la compassione proprio di nessuno. Ma siamo davvero così sicuri di essere tutti, qui presenti, capaci di prendere il buono e di scartare il malamente?

Gli inizi di un rapporto, si sa, sono meravigliosi, soprattutto con qualcuno di passaggio incontrato a Nilo che oggi lo becchi, domani chi lo sa. Nessun problema. Siamo tutti bravi a fare gli splendidi con chi vale poco e niente. Ma se invece incontri qualcuno che davvero ne vale la pena, allora lì partono i problemi. I problemi veri.

Una volta un tizio mi ha detto che appena le cose vanno bene con una ragazza e questa vuole avere una relazione con lui, beh, lui scappa e non si fa più trovare. Non ho detto sentire o vedere, ma proprio trovare, sì, non si fa proprio più vedere in giro. Lo immaginavo che si dava per disperso, tutto preso a cambiare numeri di telefono, giri di amici, ma, in verità, continuava a frequentare sempre lo stesso bar e sempre gli stessi stupidi, squallidi, amici. Tra cui me.

Ma non è il solo. Una mia amica, poi, in una di quelle serate tra ragazze in cui ci si mette a vicenda lo smalto sui piedi e poi si finisce a guardare brutal porno fino a notte fonda parlando degli ex più luridi che si riescono a ricordare dopo tutte le birre tracannate, mi ha raccontato di uno scappato di casa che faceva piovere giù insulti la mattina dopo certe serate incredibili, piene di passione. “Mamma mia, sai che paura aveva lui che mi accorgessi di quanto fosse una persona inutile?”, mi ha detto. Ed ancora. Al bar da Roberto, facendo colazione uno di questi svogliati sabato mattina presto, con libro e caffellatte senza nessuno sveglio a disturbarmi a quell’ora, ascolto casualmente la conversazione di due ragazze sedute al tavolino accanto al mio. Una racconta all’altra, ridendo – ma non troppo, di una relazione con un tizio che alla fine di ogni rapporto se ne andava via non prima di averla salutata. Con una stretta di mano.

La verità è che la paura di farsi del male, di ritrovarsi inadeguati, di dover cambiare idiosincrasie e piccole ossessioni ci fa sentire vulnerabili, e ci sembra che l’altro voglia derubarci, che so, fregarci. Non più, come agli inizi, quando ci appariva come qualcuno pronto a darci, forse dopo tanto tempo dall’ultima volta, qualcosa di prezioso.

E da questo pensiero, che presto o tardi arriva ad insinuarsi nella nostra testa, tutto cambia. Non pensiamo più a crescere, ma solo a sopravvivere. E tutto ciò che segue è solo un escamotage.

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