La vita è proprio una cosa meravigliosa

Aeroporto di Paris Orly. Mesi fa, dopo la fine di una storia del cazzo, avevo voglia di uscire dalle quattro pareti di Nilo e sono volata a Parigi per qualche giorno. Al ritorno, avevo il volo che partiva di sera tardi, per cui arrivo con tutta calma, mi piazzo su una poltrona accanto alla presa di corrente e metto le cuffie nelle orecchie, pensando ai fatti miei. A una certa vedo i miei compaesani, di quelli che si riconoscono anche a distanza di telescopio senza che sulla loro testa campeggi la scritta “NAPOLI 20:30” che si agitano, bofonchiano, e capisco che è successo qualcosa. Bel cazzo di problema: il nostro volo ha un’ora e mezza di ritardo. Bene, praticamente arrivo domani, penso.

Si alza così tanto il livello di nervosismo tra le coppiette napoletane che, dopo essersi giurate amore nella città convenzionalmente più romantica del mondo, sembrano pronte a mollarsi al volo per non sentire più frignare nessuno. Io sghignazzo, che me frega, non c’è nessuno a Napoli ad aspettarmi. Troverò un tassista spaccapalle che mi porta a casa. Che bella cosa la libertà, penso sprofondando il culo nella poltrona. Poi, una ragazza seduta accanto a me mi chiede di accendere e mi spiega che c’è una sala fumatori poco distante. Mi alzo per andare con lei, che mi rassicura: lascia pure la borsa, c’è il mio fidanzato qua. Lo guardo, lui mi guarda e, beh, non avrei saputo dire chi avrebbe badato a cosa, ma mi fido e lascio le mie cose lì.

A sigaretta accesa, partono i racconti. Evidentemente una stanza che sembra un posacenere ambulante invoglia alle confidenze. La tizia mi dice che ha sempre amato Parigi pur non essendoci mai stata e già qui parte il mio sguardo perplesso. Spero che il suo flusso di coscienza termini presto. E invece niente. È eccitatissima, non riesce a stare ferma. Sembra un cane che fissa il guinzaglio per farti capire che deve fare la pipì. Io intanto già mi annoio. Mi racconta che il suo fidanzato le ha chiesto di sposarlo proprio la sera prima, una volta saliti sulla Tour Eiffel. La guardo come se avesse appena fatto pipì sul tappeto del mio salotto. Ecco qua. Parto per dimenticare i miei guai ed eccoli qua, davanti a me, senza che ancora abbia messo piede a Capodichino. Ma poi dico io. Già se me lo avesse raccontato un’amica avrei dovuto fingere una sottospecie di sorriso, tanto che mi roderebbe il culo. Pensate detto da un’estranea. Allargo una smorfia che cerco a stento di rendere credibile e tiro una lunga boccata alla sigaretta per farla finire il prima possibile. Lei mi chiede: e tu? sei fidanzata? sposata?, che poi non ho capito perché la gente chiede sta cosa in entrambe le combinazioni: fidanzata, sposata. Secondo me per sentirsi rispondere no per ben due volte. E infatti. “Mmmmh no. Eeee no.”

La sigaretta ormai è al filtro e io ho difficoltà respiratorie. “Vabbè vedrai che troverai presto anche tu qualcuno”.

La guardo come se mi avesse appena dato uno schiaffo. Ma poi, no?, ha l’aspetto di una quarantenne disperata, è normale che si becca quella busta parlante del suo ragazzo, cosa vuole da me che sono un fiore?

“E poi, sai, sia io che il mio ragazzo abbiamo 28 anni”, mi dice, come leggendomi nel pensiero. E aggiunge: la vita è proprio una cosa meravigliosa. Dice così. Proprio una cosa meravigliosa.

A questo punto mi sa che vuole insultarmi volontariamente. Le strappo l’accendino di mano e mi avvio verso la poltrona, lei mi segue. Ringrazio il comodino in noce che mi ha sorvegliato la valigia e mi avvicino alla fila che comincia a scorrere. Li sento dietro di me commentare che forse hanno riempito troppo le borse per riuscire a caricarle in cabina. Mi avvicino alla hostess per darle il biglietto e indico il loro bagaglio, dicendole in francese che i miei amici sono preoccupati delle dimensioni delle loro valigie, mi sa dire quanto devono essere grandi per portarle in cabina? Loro mi guardano, senza capire quello che ho detto. La biondina in divisa mi restituisce il biglietto e si affretta a raggiungerli per spiegare loro che quella paccottiglia che trascinavano con sè andava imbarcata. Mi giro a guardarli, alzo le spalle e sbuffo, come a dire loro che non ci ho capito nulla nemmeno io. La fila avanza, e io con loro, ma sorrido, finalmente. In cabina mi siedo accanto ad un ragazzo francese che arrivava a Napoli per cominciare un erasmus e mi chiede un po’ di informazioni, dove andare, cosa fare, se può scrivermi qualche volta. E io gli rispondo che certo che può. Napoli gli piacerà tantissimo, non deve preoccuparsi. Cosa c’è mai da temere, gli dico, allungandomi sulla mia poltrona per stiracchiarmi. La vita è proprio una cosa meravigliosa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...